Perché visitare Bosa almeno 3 giorni

La ridente cittadina adagiata nella valle del Temo, unico fiume navigabile della Sardegna, che la attraversa e divide in due.

Chi vive a Bosa lo sa, questo è il lungo appellativo con cui si suole presentare la piccola cittadina, caratterizzata anche dalla presenza del castello dei Malaspina e del particolarissimo centro storico.

Per che vive qui tutto l’anno è molto triste sapere che la città viene identificata solo con queste poche parole.

Anche perché è la conseguente immagine che il visitatore ha e si limita, si attiene alla mera visita giornaliera.

Bosa ha molti simboli: il filet, la malvasia, le concerie sul fiume, la presenza di spiagge meravigliose e un litorale lunghissimo in una costa tanto bella quanto (e poiché) selvaggia in cui i grifoni vi volteggiano tutto l’anno. I grifoni stessi, una risorsa da valorizzare in quanto uno dei pochi habitat ideali in tutto il mediterraneo, nonché un valore da salvaguardare.

Una città che offre cibo genuino: le gallette, create proprio a Bosa, le panadas, s’azzada, i carciofi, gli agrumi e l’olio della valle del Temo.

Non basta 1 giorno per visitare le tante calette in cui fare snorkelling e fare una passeggiata esplorando gli anfratti in cui si nascondono granchietti, conchiglie e pesci che divertono i bimbi.

Non si può, in una sola mattinata, esplorare i dintorni della cittadina, ricchi di vegetazione e profumi, che nascondono rovine di interesse storico: tracce prenuragiche, come le domus de Janas del neolitico nel territorio di Tentizzos, due nuraghi, costruzioni romaniche, torri aragonesi e fortini della seconda guerra mondiale.

Tantomeno basterebbe, dopo tutto ciò, avere il tempo di visitare le vecchie concerie e il centro storico, vedere come cambia dal giorno alla notte. Il giorno mostra una sorta di dipinto delle case colorate, alte e strette, che si addossano l’un l’altra tra le viuzze che portano al castello, in cui è possibile passeggiare e ammirare le donne che lavorano alla creazione del filet. Le signore approfittano della luce del sole che illumina le strade, dove al piano terra lavorano per dare vita a splendidi ornamenti, fatti interamente a mano con un solo ago che si tuffa nella tela. E tra i colori delle case spiccano anche i profumi delle pietanze del mezzogiorno, che accompagnano i passi e stimolano curiosità culinarie.

La notte, invece, il borgo si illumina di luci calde, le antiche concerie e le loro luci si riflettono sul fiume e il castello sembra ancora più imponente dall’alto del colle.

In lontananza le luci della città accompagnano lo sguardo da San Pietro a Bosa Marina. È l’ora migliore, anche dopo cena, per degustare una malvasia tipicamente secca prima di una passeggiata nella quiete della notte.

Almeno 3 giorni, questo il tempo minimo per capire questa città, avere un’idea di cosa offra e di quanto valga la pena visitarla almeno una volta nella vita. Per sapere che anche gli sconosciuti si sentiranno rivolgere un “buongiorno” se si incrocia lo sguardo di qualcuno, che la gente è lieta di aiutare senza sbuffare, che si può girare a qualsiasi ora senza pericoli, che si trovano prodotti ancora totalmente genuini e autentici, quei sapori che solo i nostri nonni hanno conosciuto, che la quiete Mexico-style ogni tanto è contagiosa e aiuta a superare momenti di crisi, che anche se è un piccolo centro offre tante opportunità, che è romantico, pacifico, adatto a tutti.

Senza tralasciare il fatto che non c’è solo Bosa. I vicini paesi di Modolo, Magomadas, Flussio, con murales, la produzione di malvasia e la creazione dei caratteristici cestini di asfodelo, strade poco trafficate in cui praticare sport tutto l’anno, vallate rigogliose da ammirare e ascoltare.

Molte cose mancano o non sono perfette, certamente, ma non muore una sana, fresca mentalità tra i giovani che amano la città e vogliono che migliori sotto tanti punti di vista.

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